E’una scelta rara e raffinata quella che ha spinto l’apprezzato coreografo salentino Fredy Franzutti a portare in scena Gaitée Parisienne con il suo Balletto del Sud. Il lavoro su musiche di Jacques Offenbach e libretto di Etienne de Beaumont che il grande Leonide Massine portò in scena per la prima volta nel 1938 a Montecarlo è infatti fra i titoli meno abusati di un repertorio che si potrebbe definire «neo classico» e questo malgrado possa vantare persino una versione cinematografica e diverse riprese a opera, fra i tanti, dell’American Ballet Theatre e del napoletano Teatro di San Carlo, per non dire di quella dal taglio prevalentemente autobiografico realizzata da Maurice Béjart. E bene ha fatto la Camerata barese a ospitare al Piccinni questa nuova produzione del Balletto del Sud, inserendosi di fatto nell’ambito di una lunga tournée che sta toccando con successo i principali teatri italiani.
Le musiche di Gaitée Parisienne, com’è noto, sono una sorta di antologia che il compositore francese Manuel Rosenthal realizzò attingendo da alcuni dei più noti lavori di Offenbach (morto nel 1880) come La vie parisienne, Orfeo all’Inferno (il celeberrimo Can Can del Galop Infernal) e I racconti di Hoffman (la non meno nota Barcarola).
Lo spettacolo su musiche
di Offenbach e libretto
di Etienne de Beaumont
ospitato dalla Camerata
barese
Partiture nelle quali si può dire che Offenbach abbia fotografato la Parigi della Belle Epoque con la sua vita spensierata e frizzante, colta e al tempo stesso mondana scandita dall’ascesa di una nuova classe borghese che si contrapponeva all’aristocrazia, non senza muovere una larvata critica a una idea di «grandeur» tutta francese che, col finire del XIX secolo, si avviava lentamente al declino.
Di quelle atmosfere vivaci e spesso anche disinibite, di quell’epoca cosi efficacemente rappresentata dai dipinti di Toulouse Lautrec e di Edgar Degas, ai quali si è opportunamente ispirato Francesco Palma nel realizzare le scene. Franzutti ha saputo cogliere lo spirito sino in fondo, offrendo la sua personale interpretazione della trama che, ambientata in una sorta di café chantant, vede alcune avvenenti fanciulle corteggiate in particolare da due personaggi che rappresentano mondi in contrasto tra loro: da una parte un ricco mercante latinoamericano (la borghesia, il nuovo mondo), dall’altra un barone austriaco (l’aristocrazia, ma anche la Vecchia Europa prossima al tramonto).
In un riuscito amalgama di agilità fisica, eleganza e velato erotismo, Franzutti ha così legato tra loro vivaci can can, polke, mazurke e walzer, attingendo a piene mani dal mondo del cinema e del teatro musicale, senza escludere nemmeno una ricostruzione del passo a due Le Papillon creato dalla leggendaria danzatrice romantica Maria Taglioni negli Anni ‘60 dell’Ottocento. Un tourbillon coreutico culminato sulle note del can can – vero e proprio inno della Ville Lumiere – fra gli applausi entusiastici del pubblico che ha apprezzato tanto l’eleganza e il virtuosismo dei primi ballerini – gli spagnoli Nuria Salado Fuste e Orion Pico Plaja – e dei solisti – il moldavo Ovidiu Chitanu e il cubano Robert Chacon – quanto l’affidabilità dell’intera compagnia portata negli anni da Franzutti a un livello di eccellenza e di notorietà internazionale che può ben essere considerato un motivo di orgoglio per la Puglia intera. Un successo più che meritato.
« In un riuscito amalgama di agilità fisica, eleganza e velato erotismo, Franzutti ha così legato tra loro vivaci can can, polke, mazurke e walzer, attingendo a piene mani dal mondo del cinema e del teatro musicale, … Un tourbillon coreutico culminato fra gli applausi entusiastici del pubblico Spettacolo che può ben essere considerato un motivo di orgoglio per la Puglia intera. Un successo più che meritato..»
« Il pregio del celebre titolo è la sua struttura originale e il coreografo Franzutti la rivisita e la riscrive con il suo peculiare piglio autoriale di rielaborazione – anche dei classici -, che include lo studio puntiglioso di scene e costumi per far rivivere il clima, il brio, l’euforia dell’epoca, di quel guardare indietro con rispetto e divertimento per recuperare e restituire un patrimonio di bellezza.»
« Il bello dello spettacolo è l’inaspettato, grazie a uno stile che punta esso stesso alla sorpresa e trascina, in un festoso battito delle mani a tempo, il pubblico presente in ogni ordine di posto. Il tempo dello spettacolo trascorre veloce tra galop, can can, un pizzico di erotismo, virtuosismi tecnici, espressività mai forzate, risvegliando quella forma di intrattenimento che fece della capitale francese un ottimistico emblema dell’epoca.»
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Gaîté Parisienne – Spot
spettacolo in un atto
produzione n°46 FF 2023
durata: 1h, 20 minuti